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Teofrasto

Filosofo greco, discepolo di Aristotele, nativo dell'isola di Lesbo, (371 - 286 a.C.) grande iniziatore di studi botanici ed erboristici, scrisse una "Historia Plantarum", in cui raccolse tutte le informazioni del suo tempo sulle erbe e piante medicinali. In questo libro sono menzionate teorie talora strane.

Teofrasto ammette la trasformazione di alcune piante in altre; parla anche di un certo antagonismo tra piante: il cavolo è nemico della vite, teoria spiegabile col fatto che a volte il cavolo veniva utilizzato come antidoto all'ubriachezza. Il libro di Teofrasto contiene però anche precise notizie sul modo di raccogliere le erbe secondo le tecniche più opportune. Tra le numerose piante medicinali ricorda l'aconito come pianta comune a molte regioni e non proveniente solo dal villaggio di Acona da cui il nome aveva avuto origine; esistono diverse specie di papaveri, molte delle quali dotate di proprietà purgative; smentisce che il cinnamomo deve essere colto in burroni popolati da serpenti velenosi. Teofrasto si occupa anche della conservazione delle droghe ricavate dalle piante e dalle erbe: la radice di elleboro mantiene le sue proprietà anche per trent'anni; la cantaride è buona per una decina di anni; l'aristolochia è valida solo per cinque o sei anni; infine altre po che specie diventano più efficaci invecchiando. Inoltre Teofrasto per primo cerca di dare una classificazione delle piante medicinali conosciute e all'uopo sottolinea che la qualità più importante da tenere in considerazione è il sapore di ogni erba: il medico deve per ciò conoscere il sapore delle diverse erbe e apprezzare le differenze. Questo criterio di classificazione in base al sapore doveva rimanere valido per lungo tempo.

Rhazes

Un altro celebre medico arabo fu Rhazes; al suo nome è legata la scoperta del processo di distillazione e quella dell'acquavite.

Egli considerava molto le proprietà narcotiche del giusquiamo e tra i medicamenti stimava particolarmente il muschio e la canfora; a proposito di quest'ultima sembra che sia stato proprio Rhazes il primo a introdurla nella terapia. Le proprietà della canfora vennero discusse a lungo e se ne fecero usi a volte carismatici; infatti vi furono alcuni ordini di monaci che per conservare la castità portavano un sacchettino pieno di canfora appeso alle reni. In secoli più recenti le proprietà disinfettanti della canfora vennero meglio localizzate; si ricorda che durante la peste di Verona venne usato un preparato di olio canforato che dimostrò una prodigiosa efficacia come disinfettante. Ma nel 1690 arrivò la doccia fredda: il Collegio degli Speziali di Napoli bandiva la canfora da ogni medicamento perche alterava gli effetti delle altre sostanze che lo componevano.

Rhazes si occupò anche dei veicoli con i quali era meglio prendere le droghe; l'ideale era una miscela a base di foglie di rosa e foglie di melograno, macerate con acqua di rose e aceto addolcite con zucchero; tra le curiosità tratte dalle sue opere si può trovare che l'elleboro provoca nell'uomo sano le convulsioni, mentre nell'ammalato allontana gli umori cattivi e la menta selvatica posta sul ventre funziona come abortivo (!).

Plinio "II vecchio"

Un altro enciclopedico latino di maggiore fama fu Plinio, naturalista e scrittore, nativo di Como (23 d.C.) e morto sotto le rovine di Pompei. Visse durante il regno di tre grandi imperatori Nerone, Vespasiano e Tito, che lo colmarono di fama, onori, cariche della massima importanza. Le sue opere non sono state più ritrovate ad eccezione di una "Historia naturalis", vera e propria enciclopedia di 37 volumi. In questa sua opera Plinio si occupa diffusamente di erbe medicinali, con scarsa competenza, come affermano alcuni; in base alle valide conoscenze dell'epoca, come sostengono altri. Plinio descrisse circa mille piante medicinali con le loro azioni farmacologiche, descrisse in modo molto preciso l'oppio e raccomandò come antidoto alla sua azione velenosa il succo di thymianne con cenere e vino; egli conosceva anche diversi veleni usati per intingere le punte delle frecce da combattimento e da caccia. Alcune intuizioni di Plinio sono veramente sorprendenti : le cortecce di melograno, le foglie di rhaponticus, del rubus e del rhamnus hanno effetto astringente, utile nelle malattie della bocca, dei denti e della dissente ria; ciò è dovuto all'acido tannico che verrà descritto, ben 1700 anni dopo, da un illustre chimico scandinavo. Plinio fu in definitiva un nemico della più elaborata medicina greca; amava i rimedi popolari e semplici, lodava le virtù curative delle erbe medicinali dei monti e della campagna; si scagliava contro i medici disonesti che imponevano droghe esotiche per poter richiedere un più alto onorario.

Paracelso ed i suoi seguaci

Teofrasto Bombaste o Paracelso, oltre ad essere considerato il fondatore della chimica farmaceutica, viene indicato'come il più eminente rappresentante del naturalismo germanico. Oltre che medico, fu cabalista, chiromante, alchimista e astrologo, purtroppo maniaco e per molti aspetti istrione. Non c'è da stupirsi di questa miscellanea, infatti la medicina a quei tempi era fatta così, un miscuglio di scienza e superstizione: da un lato si scoprivano i fondamenti della circolazione del sangue e dall'altro si parlava di pietra filosofale, In questo genere di mondo scientifico nacque Paracelso, in Svizzera a Einsiedeln nel 1493; la sua vita fu un continuo peregrinare da paese in paese, per conosce re i diversi medicamenti, provarli, sconsigliarli o elogiarli secondo i casi. In queste sue ricerche ricorreva a tutti; dal medico illustre al contadino, dal docente universitario all'alchimista e al negromante. Il padre, che esercita va l'arte medica in un monastero, aveva trasmesso al figlio una grande passione per le erbe medicinali. Paracelso a differenza della gran parte dei medici del suo tempo, aveva fiducia solo in ciò che era sperimentato; perciò teneva le esercitazioni pratiche al letto dell'ammalato, portava i suoi allievi ad "erborizzare" per le campagne e per i boschi, andando a ricercare le erbe là dove la natura le aveva poste, allo scopo di conoscerle e analizzarle. La sua teoria è chiara: non può esistere la scienza medica senza una precisa conoscenza dei semplici rimedi naturali. Quando Paracelso si accorse che gli speziali in fatto di preparazioni medicinali, non erano molto esperti, si rivolse alle autorità di Basilea e chiese che i laboratori degli speziali fossero visitati periodicamente e i preparati sottoposti a una specie di esame; tutto ciò naturalmente non gli attirò la benevolenza di medici e speziali che passarono al contrattacco diffamandolo pubblicamente: si sa bene come queste cose vanno a finire! Paracelso fu costretto a lasciare Basilea, e continuò gli studi in un piccolo laboratorio di Salisburgo, dove orientò le sue ricerche soprattutto sulla belladonna e l'oppio, sostanze che lentamente lo avvelenarono fino a condurlo alla morte, poverissimo, nella stessa città nel 1541. Su alcuni suoi libri sono elencati i rimedi naturali che riteneva più validi distinguendoli secondo la loro provenienza: dalla terra, dal fuoco, dall'acqua, dall'aria. Inoltre vi sono descritte anche molte erbe, ne fa la storia e da istruzioni precise sul modo di raccoglierle. Ad esempio, le foglie dell'elleboro nero devono essere seccate all'ombra e al vento d'oriente; le radici devono essere colte a luna calante, quando l'astro è nel segno della Libra e in congiunzione col pianeta Venere. Inoltre devono essere essiccate all'ombra e col favore del vento boreale.

Nei suoi trattati di alchimia, disciplina diffusasi nel medioevo, da una parte allacciata alla magia e dall'altra vincolata con l'astrologia, Paracelso, meno imbevuto di misticismo rispetto ai suoi contemporanei, aprì nuovi orizzonti a tale scienza; una delle sue teorie fu quella di dividere le malattie in sette gruppi: del cervello, del cuore, della milza, del fegato, dei reni, del polmone e del fiele.

Per ognuna di queste malattie esisteva un'erba medicinale. Anche le diverse età del paziente richiedono erbe diverse, perciò non ci sarà un elleboro bianco o nero, ma un elleboro giovane o vecchio: il primo per coloro che non hanno raggiunto i 50 anni, il secondo per le persone che li hanno superati. Inoltre raccomanda piante giovani nelle vecchie lesioni, mentre quelle vecchie nei processi patologici iniziali. Una delle sue più conosciute affermazioni è quella che anche le erbe hanno i loro organi e che vi è dunque una precisa correlazione tra l'uomo ed il mondo vegetale.

Eccoci così alla superstiziosa dottrina delle "segnature" : la celidonia è una pianta velenosa, ma la conformazione delle sue foglie evidenzia la loro efficacia nell'itterizia. L'eufrasia porta una macchia nera sulla corolla, perciò sarà indicata nelle malattie degli occhi. La noce ha tutti i segni della testa, il guscio è il cranio mentre internamente il seme è fatto come il cervello coperto persino da una pellicola che ricorda le meningi, perciò sarà indicata nelle malattie di origine nervosa. Le fragole assomigliano alle crescenze che si formano nella lebbra, pertanto curano la lebbra. Il convolvoro ha molta somiglianzà con l'intestino e quindi cura le coliche, ecc.

La dottrina delle "segnature" non sì limita alle forme della pianta medicinale, ma prende in esame anche altre sue proprietà, come il colore e il gusto: così la radice rossa di tormentilla o le rose rosse sono rimedi indicati nelle emorragie. Il succo di limone è simile alla bile, andrà quindi bene nella terapia dei disturbi biliari alla pari del rabarbaro e dell'infuso di zafferano anche loro dello stesso colore. Il colore giallo dei fiori di celidonia richiama alla mente quello della bile fresca, perciò questa pianta viene collegata alle malattie epatiche. Tale dottrina doveva essere seguita da ogni buon medico che intendeva usare appropriatamente quelle erbe che madre natura aveva appositamente segnate in modo da renderle riconoscibili all'uomo savio. Purtroppo molti dei suoi seguaci furono degli strani individui: negromanti, stregoni, maghi, avventurieri, alchimisti, che ne determinarono il discredito. Il gruppo più importante fu quello dei Rosa-Croce, una setta germanica che si occupò prevalentemente di cabala, alchimia e magia nera la cui fondazione venne attribuita a Paracelso.

Un altro convinto assertore dei "segni" fu il napoletano Porta, personaggio che ricoprì anche cariche importanti presso le accademie, ma dovette difendersi dall'accusa di magia e stregoneria. Secondo la teoria preferita Porta ordinò le piante medicinali in sette categorie: la prima tiene conto dell'habitat delle piante (terrestri, acquatiche, montane, ecc.). La seconda è in relazione alla somiglianzà delle piante con diverse parti del corpo umano. La terza tiene conto delle piante che hanno spmiglianza con certe parti del corpo di animali. Alla quarta sono elencate piante che hanno somiglianzà con i sintomi o le manifestazioni di determinate malattie. Nella quinta si trovano collocate le piante che hanno qualità corrispondenti ad analoghe qualità animali. Nella sesta invece, si trovano le piante con qualità analoghe a quelle degli uomini. Nella settima, infine, si trovano tutte le piante disposte secondo i rapporti che intercorrono tra esse e gli astri.

I "Commentari" sono ancora oggi consultati per il loro vasto e valido repertorio di "Materia Medica".

Mesuè

Figlio di Mesuè il vecchio, esperto di erbe medicinali divenne il primo grande medico arabo. Nei suoi numerosi scritti traspare evidente la scarsa simpatia per i medicamenti degli antichi Greci e Romani; Mesuè riteneva che i purganti a causa del clima torrido, fossero nocivi, e così pure gli emetici, pertanto all'occorrenza consigliava la corteccia di pino e la decozione d'issopo come emetici, mentre consigliava come eccellenti purganti i Mirabolani che erano una specie di prugne provenienti con ogni probabilità dalla Siria. Con Mesuè gli Arabi portarono un notevole contributo all'evoluzione scientifica della medicina e dell'erboristeria, infatti egli studiò il rapporto tra la conservazione e l'efficacia delle erbe medicinali e concluse che i principi volatili vengono in genere dispersi in poco tempo, mentre alcune piante invecchiando, migliorano. Sottolineò l'importanza del clima sulla crescita delle piante dimostrando che le piante ricche di umidità crescono meglio in luoghi secchi, le secche nei luoghi umidi. Studiò anche l'influenza della vicinanza tra le piante di diversa specie e cita il caso della scilla che acquista vigore vicino al rafano, della senna a lato della ruta. Però avverte che vi sono determinate specie di piante che se crescono vicino ad altre diminuiscono le loro proprietà terapeutiche.

Molto interessante è quanto dice sui purganti di origine vegetale che divide in due grandi categorie: i clementi e i valenti. I primi sono a loro volta divisi in tre classi:

— Colagoghi (aloè, assenzio, rabarbaro, tamarindo, cassia)

— Flemmagoghi (luppolo, issòpo)

— Melenagoghi (fumaria, timo, polipodio).

I purganti valenti sono divisi in quattro classi:

— radici (agar, aristolochia, brionia, elleboro, scilla)

— resine (euforbie, scammonea)

fiori e frutti (centaurea, colonquintide, ricino, senna) Sempre secondo Mesuè ogni purgante agisce su un particolare organo: l'elleboro sulla milza, l'assenzio e l'aloè sullo stomaco, il luppolo e il rabarbaro sul fegato ecc.

Maometto

Maometto

Con Maometto inizia l'era della grande civiltà araba e si assiste a un rifiorire della medicina e dell'erboristeria. Lo stesso Maometto viene ritenuto autore di alcune prescrizioni molto in voga presso gli Arabi; ad esempio secondo il Profeta l'olivo era un ottimo dentifricio, capace di togliere ogni cattivo odore all'alito e di dare salute ai denti. Gli Arabi erano molto interessati al commercio delle erbe medicinali, importavano dal più lontano Oriente ogni sorta di droghe e le facevano arrivare fino in Europa; il commercio avveniva soprattutto con l'isola di Ceylon, dove i Cinesi avevano impiantato un deposito molto importante di droghe medicinali. Quattro anni dopo la morte di Maometto, gli Arabi conquistarono la città persiana di Madain e nel palazzo reale fecero un ricco bottino di erbe medicinali, e, in questa occasione, conobbero la canfora. Il farmacologo più celebre del mondo arabo fu Ibn el Baitar, medico degli emiri egiziani e insegnante presso la grande scuola del Cairo, la sua opera principale è il "Corpo dei semplici", un compendio degli insegnamenti di Dioscoride e di Galene, arricchito di osservazioni personali; l'opera è ancora considerata come una delle più complete e minuziose che si posseggano in campo farmacologico e botanico. In essa sono descritte ben 1400 piante medicinali di cui 300 circa ri scontrate per la prima volta. Pregio dell'opera di Ibn el Baitar è il tentativo, in molti casi riuscito, di indicare i diversi nomi delle piante medicinali, comparando la terminologia araba con quella persiana, cinese, spagnola e di altre civiltà orientali. Si può dire che la farmacia pubblica rappresentò il primogradino dell'organizzazione scientifica araba, dove si potevano ricercare e sperimentare i nuovi rimedi. Proprio da queste farmacie vennero importate in Italia erbe e droghe ed insieme alle droghe arrivarono anche i vasi di origine persiana e ispano moresca che le contenevano; fu forse con questi vasi che penetrò in Italia. l'arte della maiolica e della decorazione. I vasi di farmacia vennero chiamati "alberelli", erano di forma cilindrica e si adoperavano per conservare le preparazioni erboristiche e le sostanze vischiose, tipo le conserve di frutta, allora molto apprezzate in terapia.

Cario Linneo

Carlo Linneo (1707 -1778) fu il fondatore della moderna botanica sistematica, ma fu anche valente medico erborista; riordinò l'ormai vasta materia delle piante medicinali; indicò i luoghi di crescita e il periodo dell'anno più indicato per la loro raccolta, ampliò lo studio delle già fantastiche erbe esotiche e sperimentò anche i veleni vegetali.

Linneo fu veramente un maestro famoso, alle sue lezioni presso l'Università di Upsala assistevano quasi duemila allievi; parecchie centinaia di essi lo assistevano mentre girovagava erborizzando, quando Linneo trovava una pianta rara, chiamava a raccolta i suoi discepoli suonando a tutto fiato un grosso corno da caccia.

In un magnifico giardino di Upsala, Linneo coltivava migliala di esemplari di piante indigene ed esotiche, queste ultime le riceveva dai suoi ex allievi sparsi per tutto il mondo.

Anche nell'opera di Linneo si riscontrano delle stranezze veramente poco scientifiche; riteneva ad esempio, che il caffè provocasse le emorroidi, solo perché sua moglie era migliorata da questo disturbo, dopo aver tralasciato la bevanda; che le fragole erano un rimedio senza pari nella podagra; inoltre temeva l'oppio più di qualsiasi altra droga.

Non tutti erano d'accordo con Linneo, ma lui da valente botanico quale era continuò nelle sue direttive scientifiche e fu l'autore di un nuovo metodo per classificare le piante basato sulla sessualità e l'adozione della "nomenclatura binomia", che usa un nome latino per il genere seguito da un aggettivo per la specie (Questo metodo sarà completato quando finalmente si costituiranno gli Ordini e le Famiglie anche se resterà ancora molto cammino da percorrere per arrivare ad una classificazione naturale).

Uno degli allievi di Linneo, Wahlin, studiò invece gli strani effetti degli odori delle piante officinali sugli organismi, forse già allora erano state gettate le basi della moderna aromaterapia.

Ippocrate



Maestro della medicina naturalistica è Ippocrate, il principe dei medici dell'antichità che seppe equilibrare nella medicina la teoria e l'osservazione con la pratica applicazione.

Nato a Coo isola dell'Egeo nel 460, morì a Larissa nel 370 a.C..

Il suo insegnamento era destinato ad influenzare il pensiero medico romano e medioevale (Dopo la famosa epidemia di peste ad Atene stroncata Ippocrate facendo bruciare delle piante odorifere nelle strade, invalse l'uso di prevenire o limitare cene epidemie con l'ausilio delle piante, soprattutto aromatiche).

Egli apprese la medicina nel grande tempio di Esculapio che sorgeva a Coo.

Scrisse immense opere dalle quali balzano evidenti le sue brillanti intuizioni mediche: uno dei suoi assiomi preferiti era che i rimedi forti vanno dati agli in dividui forti, i rimedi deboli ai deboli.

Ippocrate fu il primo medico di quei tempi a porsi il problema del dosaggio; celebre il suo esempio sulla mandragora: a dosi alte produce insonnia, a dosi piccole da invece sollievo agli ansiosi e alle persone tristi. Nel terzo libro della sua opera "De Morbis" egli è prodigo di ricette erboristiche sul modo di debellare la febbre; si tratta in genere di preparazioni molto semplici; decotto di semi di lino, infusioni di oppio in acqua dolcificata, decozioni d'orzo ecc. Se il paziente è debole e melanconico il medico potrà ordinargli, come depurativo, di leccare le radici di veratro, mentre in altri casi si potrà ricorrere anche ad alimenti vegetali blandamente purgativi come Ippocrate elencò nel libro "De Diaeta": i cavoli, le verdure cotte, le foglie di sambuco di cui però bisognava tener conto di eventuali controindicazioni; si ricorda l'esempio dell'aglio che pur essendo purgativo poteva avere effetti collaterali nocivi per la vista.

Galeno


Fu probabilmente il più autorevole e preparato medico del mondo classico, per i Romani superiore persino al mitico Ippocrate. In campo farmacologico fu più preparato di Plinio e di Dioscoride; nacque a Pergamo in Grecia il 130 d.C. ed esercitò la professione medica sotto diversi imperatori romani, suscitando invidia.

Quando a circa 34 anni arrivò a Roma, la qualità dei medici che vi trovò non era certo delle migliori e il nuovo arrivato si sdegnava nel vedere dei colleghi che ignoravano completamente le preparazioni delle erbe medicinali, che conoscevano solo per averle viste su tavole o codici. Galene invece viaggiava di sovente per cercare e conoscere alla perfezione le erbe; il vasto bagaglio professionale gli permise di occuparsi anche della sofisticazione e frode commerciale delle erbe; questi espedienti dovevano essere molto in uso a quei tempi a causa del prezzo particolarmente alto di certe erbe esotiche.

Di eccezionale importanza la sua dimostrazione che le piante che crescevano sulla penisola valevano quanto quelle importate da Creta.

Galeno divise i medicamenti secondo il grado di calore che producevano: quelli che applicati sul corpo danno una sensazione di calore gradevole sono di primo grado; quelli che danno una sensazione di calore forte e spiacevole sono di secondo grado; i medicamenti di terzo grado sono quelli che producono un vero e proprio dolore; infine se bruciano e corrompono i tessuti allora sono di quarto grado. Erano di primo grado; la camomilla, il lino, la peonia, la betonica, l'agrimonia, l'assenzio, l'eufrasia, la veronica, lo scolopendrio. Di secondo grado: la genziana, la menta, la melissa, la malva, il rosmarino, la valeriana. Di terzo grado: il ciclamino, l'aristolochia, l'issòpo, l'artemisia, l'origano, il pepe, l'anice. Di quarto grado: il ranuncolo, la senape, la cipolla, l'aglio, l'euforbio.

Dioscoride

La vita di Pedacio Dioscoride, scrittore e farmacologo, (Fu il primo farmacognosta empirico.) è parzialmente avvolta nel mistero; si sa comunque di certo che era nato presso Tarso in Grecia, nel I secolo d.C. e che prestò servizio come medico nell'esercito romano.
Fu contemporaneo di Plinio il Vecchio e la sua opera principale "De materia medica", in cinque libri, costituisce un vero e proprio trattato di "farmacologia", la cui influenza si avvertì fino ai tempi moderni. L'opera di Dioscoride in cui sono elencati tutti i medicamenti vegetali, animali, minerali costituì la bibbia di medici, speziali, erboristi e botanici per quasi dodici secoli. Galene lodò molto l'opera di Dioscoride e disse che era il più grande "farmacologo" di tutti i tempi; tale giudizio non fu completamente condiviso dai posteri, dato che a volte nell'opera di Dioscoride è facile imbattersi in credulità che, sebbene in relazione ai tempi in cui avvennero, nulla hanno di scientifico: un unguento ricavato dalla testa di una lepre arresta la calvizie; la cicala ab brustolita calma i dolori della vescica; il sangue d'agnello fa guarire dall'epilessia. Ma accanto ad affer mazioni come queste ci sono pagine di indubbio valore: quella sull'influenza della natura del terreno sulle erbe medicinali; l'esatta e complessa classificazione del le erbe conosciute; il modo di riconoscere le erbe me dicamentose, ecc. Molte descrizioni di Dioscoride so no assolutamente esatte: ad esempio, quelle sulla mirra, la scilla e l'uva ursina; molto utile era il silfio, l'infuso del quale si serviva come controveleno ai tossici più mortali (Mitridatè il Grande (121 -64 a.C.), re del Ponto, fu uno dei più celebri tossicologi dell'antichità. Molte sue ricette erboristiche go dettero di larga fama: dal "mitridatum" ricetta che conprendeva ben 37 erbe diverse. All’atanasia " infuso che avrebbe dovuto assicurare l'immortalità, a base di erbe rarissime.).
Che cosa fosse il silfio in realtà non si sa, Dioscoride lo descrive come una pianta appartenente alla famiglia delle ombrellifere e dice che cresceva in una zona di territorio intorno alla città africana di Cìrene; il lattice che sgorgava dal suo rizoma reciso era tanto prezioso che lo si vendeva a peso d'argento. Il silfio che era una pianta spontanea col passare degli anni cominciò a diradarsi; all'epoca della conquista romana della Cirenaica la droga che si ricavava era talmente poca che faceva parte del tesoro di Roma. Studiosi di epoche più recenti si impegnarono su quello che venne definito il "mistero del silfio". A quale pianta corrispondeva il silfio dioscoridiano?

Celio Aureliano

Celio Aureliano, il primo che tentò di fare penetrare sostanze medicamentose volatili nell'organismo affinchè il corpo godesse di questi benefici effluvi (aromi), raccomandava di ricoprire il pavimento della camera degli ammalati con rami di lentisco, di vigna, di salice, di melograno. I rami e le erbe venivano sovente bagnati con acqua e l'aria veniva agitata con grandi ventagli. Egli distingueva i farmaci vegetali in due grandi categorie: i rinserranti e i dilatanti; tra i primi erano elencati: la piantaggine, l'orzo, il pioppo, il mirto, le rose; tra i secondi delle erbe i cui nomi non corrispondono a quelli moderni.

Celio era contrario a quei rimedi, quasi sempre vegetali, che i ciarlatani dei suoi tempi raccomandavano come specifici per le malattie e circondavano del più fitto mistero al fine di ricavarne lauti guadagni.

Aristotele

Aristotele fu il più insigne e il più dotto dei filosofi greci dell'antichità, nativo di Stagira, nella Macedonia, (384 -322 a.C.) diede un valido contributo alla scienza erboristica della sua epoca e di quelle successive. Il filosofo introdusse un nuovo metodo nell'analisi delle azioni farmacologiche basato sugli esperimenti e sui risultati. Svolse il compito di precettore di Alessandro presso la corte macedone e quando Alessandro iniziò la sua trionfale spedizione che doveva portarlo alla conquista di buona parte dell'Asia, non dimenticò mai il vecchio maestro al quale soleva inviare notizie sui ritrovamenti di nuove erbe con le relative osservazioni sul loro impiego ed egli stesso divenne un esperto nell'arte di servirsi delle erbe medicinali. Anche Aristotele studiò attentamente il comportamento degli animali e fu proprio dalle capre che imparò a curarsi le ferite, detti animali strofinavano le loro parti contuse nei pascoli di dittamo, un'erba astringente. Prima di morire Alessandro fondò in Egitto la città di Alessandria che fu la culla di di verse scienze tra cui quella della medicina. In questa scienza si mescolano le antiche credenze della medicina egiziana e le nuove cognizioni scientifiche e filosofiche dei Greci. Seguendo l'esempio di Alessandro, i vari governatori della città incoraggiarono al massimo le ricerche di nuove piante medicinali; fu così che vennero inviate spedizioni all'interno dell'Africa e lungo le rive del Mar Rosso. Ad Alessandria sorse la setta dei "Rizotomi" (Furono i primi cultori della fartnacognosia. Altra città in cui si sviluppò lo studio delle piante medicinali fu Pergamo. Fra i principali esponenti delle due scuole ricordiamo Erofilo di Calcedonia (300 a. C.), Apollonio Mysa (200 a. C.). Nicandro Colofonio e Crateva (130-63 a. C.), che erano erboristi e tagliatori di radici, il cui lavoro consisteva nel cercare nuove piante medicinali per sfruttare le porzioni ipogee.

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Asaro Asarum europaeum L Asfodelo nAsphodelus albus Mili ASPARAGO ASPARAGO Asparagus officinalis Asperula Asperula odorata L. ASSENZIO MAGGIORE Artemisia Absinthium L - Asteraceae ASSENZIO MAGGIORE Artemisia Absinthium L - Asteraceae. ASSENZIO ROMANO - Artemisia Absinthium L - Asteraceae. autunno Avena Avena saliva L Ballotta Ballota nigra L BALSAMINTA BARBA DI BECCO BARDANA Arctium Lappa L – Asteraceae Basilico-Ocymum basilicum BELLADONNA Atropa Belladonna L. - Solanaceae BENZOINO - Styrax Benzoin Drya. - Styracaceae Betonica -Stachys officinalis (L) Trev BETULLA-Betula Alba L - Betulaceae BIANCOSPINO Crataegus Oxyacantha L. - Rosaceae Bistorta Polygonum bistorta Bocca di lupo-Melittis Melissophyllum L BOLDO-Peumus Boldus L - Monimiaceae BORRACINE - Borrago Officinalis L. - Borraginaceae BOSSO - Buxus sempervirens L. - Buxaceae bottega speziale BRIONIA - Bryonia Dioica Jacq. - Cucurbitaceae Bugula-Ajuga reptans L Caglio Galium verum L CALAMO AROMATICO - Acorus Calamus L. - Araceae CALENDULA - Calendula Officinalis L. - Asteraceae CAMEDRIO - Teucrium Chamaedrys L. - Lamiaceae Camepizio - Ajuga chamaepitys (L) Schreb CAMOMILLA Matricaria Chamomilla L. - Asteraceae CAMOMILLA ROMANA - Anthemis Nobilis L. - Asteraceae CANAPA INDIANA - Cànnabis Sativa L. Var. Indica - Cannabaceae CANNELLA - Cinnamomum Zeylanicum Ness. - Lauraceae CAPELVENERE - Adiantum Capillus Veneris L. - Polipodiaceae Cappero Capparìs spinosa L Caprifoglio Lonicera caprifolium L CARCIOFO - Cynara Scolimus L. - Asteraceae Cardiaca Leonurus cardìaca L Cardo dei lanaioli Dìpsacus sìlvester Huds CARDO MARIANO - Sylibum marianum (L.) Gaertn. CARDO SANTO - Cnicus Benedictus L. - Asteraceae Cario Linneo Carlina Carlina acaulis L Carota Daitcus Carota L Carrube Ceratonia siliqua L cartamo càrtamo Castagno d'India Aesculus hippocastanum L Cataria Nepaìa cataria L Cece - céce Cedrina Lippia triphylla (L'Hér.) Kunìze CELIDONIA - Chelidonium Majus L - Papaveraceae Celio Aureliano CENTAUREA MINORE - Erythraea Centaurium Pers. - Gentianaceae Centinodio Polygonum aviculare L Centocchio Stellarla media (L.) Vili cerfoglio cerfòglio Cetriolo Cucumis sativus L Chelidonia Cheìidonium majus L. CHINA - Cinchona L - Rubìaceae CICLAMINO - Cyclamen Europaeum L - Primulaceae CICORIA - Cichorium Intybus L - Asteraceae. Cicuta Conium maculatum L Ciliegio Prunus adiitm Cinoglosso Cvnoglossum officinale L Cinquefolium Potenììlla reptans L. Cipolla AlliumcepaL Cipresso 'Cupressus sempervirem L. Coclearia Coclearia officinalis L. Cocomero asinino Ecballìum elaterium (I.) A. Rich. Coda cavallina Equisetum arvense L COLCHICO - Còlchicum Autunnale L. - Colchicaceae COMINO - Ciminum Cyminum CONSOLIDA MAGGIORE - Symphytum officinalis L - Borraginaceae Coriandolo Coriandrum sativum L. Cotogno Cydónia oblonga Miller Cren Amoracia rusticana B.P. Caertner. Crescione Nasturtium officinale R. Dr. Crespino Berberis vulgarìs L CURCUMA - Curcuma Zedoaria L - Zingiberaceae DAMIANA -Turnea Aphrodisiaca L - Turneraceae dicembre Digitale Digitalis purpurea L Dioscoride Dragoncello Artemisia dracunculus L Dulcamara Solarium dulcamara L e Asphodelus ra-mosus L. EBBIO ECHINACEA EDERA - Edera Helix L. - Araliaceae Edera terrestre Glechoma hederaceaL EFEDRA - Ephedra Vulgaris Rich. - Gnetaceae ELEUTEROCOCCO Elicriso Helichrysum italicum G. Don. Ellebori ELLEBORO NERO - Helleborus Niger L - Ranuncolaceae Enula campana Inula heleniumL Epatica Hepatìca nobilis Milkr Epilobio Epilobium angusti/oliimi L EQUISETO Equisetum maximum Lam. Erba paris Parìs quadri/olia L Erba ruggine Ceterach officinarum DC. Erbe medicinali usate come portafortuna Erboristerìa popolare nel 1500 Erica Erica herbacea L. Erisimo Sisymbrium officinale (L.) Scop. ESCOLZIA EUCALIPTO - Eucalyptus Globulus Labili EUFRASIA - Euphrasia Officinalis L - Scrofulariaceae Eupatorio nEupatorìum cannabinum L fam. Labiate fam. Liliacee GALEGA - Galega Officinalis L - Leguminoseae Galeno Gelsomino (persiano yasamin). Genepì Artemisia glacialis L. GENZIANA MAGGIORE - Gentiana Lutea L. - Gentinaceae GENZIANELLA - Gentiana Acaulis L. - Genzianaceae Giaggiolo o iride - Iris pallida Lam. e Iris germanica L Giglio bianco - Lilium candidimi L. GIN SENG - Panax Ginseng Meyer. - Araliaceae. GINEPRO - Juniperus Communis L - Cupressaceae Ginestra dei carbonai - Sarothatnnus scoparius Koch. GINESTRINO - Lotus Corniculatus L - Leguminoseae GINKGO BILOBA Girasole Helianthus annuus L. Giuggiolo Tiiiphus jujuba Miller giugno GIUSQUIAMO - Hyoscyamus Niger L. - Solanaceae Gramigne Agropyrum repens P. e Cynodon dactylon (L)Pers Granoturco o mais Zea mays GRINDELIA Nome latino: Grindelia robusta Nuttal guarana' HARPAGO - Harpagophytum Procumbes L - Pedalaceae i Babilonesi e gli Ebrei IPERICO - Hipericum Perforatum L - Ipericaceae IPPOCASTANO Ippocrate ISSOPO - Hyssopus Offìcinalis L - Lamiaceae L'erboristeria araba L'erboristeria del Rinascimento L'erboristeria della preistoria L'erboristeria in Italia nel 900 L'ERBORISTERIA NEI SECOLI L'erboristeria nel 1600 e piante dì oltre oceano L'erboristerìa nel 1700 L'erboristeria nel 1800 L'erboristerìa nell'antica Grecia L'erboristeria nell'antica India L'erboristeria nell'antico Egitto L'erboristerìa presso i Fenici L'erboristeria presso i Romani Lampone Lappola Larice Lattuga Lauroceraso LAVANDA - Lavandaia Spica L. - Lamiaceae lazzeruòlo LE CIVILTA' E L'ERBORISTERIA Le origini dell'erborista in Cina LENTISCO - Pistacia Lentiscus L. - Anacardiaceae levìstico LICHENE ISLANDICO - Cetraria Islandica L - Parmeliaceae Licopodio LIMONE - Citrus Limonum Risso - Rutaceae Linaria Lingua cervina o Scolopendrio LINO - Linun Usitatissimum L - Linaceae LIQUIRIZIA - Glycyrrhiza Glabra I. - Leguminoseae luglio LUPINO - Lupinus Albus L - Leguminoseae LUPPOLO maggio MAMELIDE Nome latino: Hamamelis virginiae L Maometto MEDICI E FILOSOFI Mesuè Nel mondo contemporaneo novembre ottobre Paracelso ed i suoi seguaci PIANTE MEDICINALI E AROMATICHE Plinio "II vecchio" primavera Rhazes Ricettali RTIGLIO DEL DIAVOLO Nome latino: Harpagophytum procumbens D.C Teofrasto Trattati dedicati alle erbe tutto l'anno