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CARDO SANTO - Cnicus Benedictus L. - Asteraceae

altro nome cardo BENEDETTO

Descrizione: pianta annua; rami divaricati; foglie co riacee di colore verde pallido, picciolate le basali, ab-braccianti e decorrenti al fusto le superiori con forma lanceolata, lunga, spinose; fiori in capolini con corollagiallognolaviolacea.

Habitat: Italia centromeridionale e insulare, coste marittime, isole, in terreni sabbiosi, andi e soleggiati.

Droga: pianta intera fiorita, raccolta dall' inizio alla fine dell' estate.

Principi Attivi: cnicidietina, fitosterina, resina, gomma, minerali, vitamina A e B.

Proprietà: (uso interno): diuretica, depurativa, vermifuga, digestiva.


dove si trova spontaneo in tutte le regioni marittime, vive generalmente isolato.come si presenta pianta erbacea annua, pelosa elanugginosa; alta da 10 a 60 cm, dalle foglie molto strette, allungate, portanti delle spine, con nervature sporgenti inferiormente. I fiori di color giallo sono riuniti in capolini apicali.

quando si raccoglie fiorisce da maggio a giugno. Per uso medicamentosi; si utilizza la pianta intera, raccolta prima che sia sbocciata, privata della parte più grossolana del fusto e fatta essiccare all'aria e in luoghi asciutti ombreggiati.

quali azioni esercita toniche, eupeptiche, stimolanti, diuretiche, febbrifughe.

In caso di cattiva Digestione inappetenza si consiglia l'infuso. Lasciare in infusione per 5 minuti in 100 g di acqua bollente, 5 g di fiori e foglie. Dosi: tutto, caldo, senza zucchero dopo i pasti. si consiglia l'infuso vinoso. Far macerare per 20 giorni, in 1 I di vino bianco a 16°, colare, spremere e travasare in bottiglia. Dosi: 1 bicchierino 10 minuti prima dei pasti.

Pianta della famiglia delle Compositae, o Asteraceae secondo le più moderne classificazioni, distribuita nelle regioni mediterranee.

In Italia si trova spontaneo soprattutto nelle regioni tirreniche. dal piano alla zona submontana. Viene però anche largamente coltivato per il suo impiego, sia in terapia che nell'industria liquoristica.

Generalità

Specie erbacea annuale a radice cilindrica, emette un fusto, ramificato solo nella parte superiore, alto fino a 40 cm.

Il fusto e i rami sono angolosi, di colore grigio-rossastro, con peli fitti e lunghi che danno un aspetto lanuginoso.

Le foglie inferiori sono brevemente picciolate, grandi, composte, pennatifide, a lobi triangolari dentati. I lobi e i denti delle foglie terminano in spine. Le foglie del caule, soprattuito le superiori, sono più corte e sessili, scorrenti sul fusto, sempre spinose.

I fiori sono raccolti in capolini solitari alle estremità del fusto e dei rami; sono circondati da un involucro di foglie inserite direttamente sotto il capolino stesso. Le.squame esterne del capolino terminano in una appendice spinosa breve e semplice, quelle interne terminano invece con appendice lunga e pennata, solitamente di colore rossiccio.

I fiori singoli, tutti tubulosi. presentano una corolla di color giallo con riflessi violacei.

I frutti sono degli acheni cilindrici della lunghezza di I cm. lucenti. Sono muniti di pappo, che serve per l'inseminazione a distanza.

Per scopi terapeutici e liquoristici si utilizza l'intera pianta, scartando solo i grossi fusti legnosi.

Impiego terapeutico

II cardo santo, chiamato anche volgarmente «cardo benedetto», non fu noto agli antichi Greci e Romani. Nemmeno nel Medio Evo si conobbero le proprietà tera-peutiche di questa pianta. Solo a partire dal sec. XVI il cardo benedetto divenne pianta popolare: soprattutto in Italia dove venne considerata una panacea universale.

II cardo santo ha proprietà toniche, stomachiche, sudorifere, diuretiche, iebbrifughe, vermifughe, antiemorroidali, antiemorragiche. A dosi forti diviene anche emetico. Esternamente sono note le proprietà detersive, cicatrizzanti ed antiputride.

Il cardo santo viene impiegato con successo nei casi di atonia generale, nella mancanza di appetito, nella debolezza dell'apparato gastroenterico, nelle dispepsie, nella flatulenza, nelle coliche, nelle febbri eruttive e intermittenti, nei catarri bronchiali, nelle pleuriti, nelTittero, nelle affezioni polmonari e del fegato in generale, nell'isterismo e nell'ipocondria.

I principi attivi del cardo santo sono sostanze amare, olii essenziali e vitamine.

Per le sue proprietà amaro-toniche e digestive il cardo benedetto viene utilizzato per la preparazione di amari digestivi e vermouth.

Preparazioni

Uso intemo: si utilizzano l'infuso, la tintura alcoolica, la tintura vinosa.

L'infuso si prepara con 15-20g di pianta secca finemente sminuzzata per litro di acqua bollente. Si lascia riposare per 5 minuti, poi si filtra. Si beve a tazzine: una prima o dopo i pasti principali.

La tintura si prepara con 200 g di pianta secca per litro di alcool a bassa gradazione (25-30°). Si lascia a macero per una settimana, si filtra, si lascia invecchiare per un mese. Si somministra a cucchiaini prima o dopo i pasti.

La tintura vinosa si prepara con 100-120 g di pianta secca finemente sminuzzata per litro di vino rosso. Si lascia macerare per una settimana, si filtra, si lascia invecchiare per almeno un mese. Si può aggiungere a questa tintura vinosa lo zucchero. Si prende alla dose di un cucchiaino prima o dopo i pasti.

Le preparazioni a uso interno stimolano l'appetito, favoriscono la digestione, aumentano la diuresi ed esercitano le proprietà depurative sull'organismo.

Uso esterno: si utilizza il decotto preparato con 20-25 g di pianta secca finemente macinata per litro di acqua. Si lascia bollire per 5-10 minuti, si lascia raffreddare a temperatura ambiente, si filtra.

II decotto di cardo santo viene utilizzato per detergere le ferite utilizzando delle compresse imbevute.

Raccolta e conservazione

II cardo santo o cardo benedetto si raccoglie al momento della fioritura, che inizia a maggio e termina in luglio. Solitamente si tagliano le piante con una forbice a 10-15 cm dal suolo, si tolgono tutte le parti secche o

eventualmente danneggiate da parassiti vegetali o animali.

Si compongono dei mazzi di una decina di piante che vengono posti a essiccare appendendoli a un filo teso, all'ombra, in locale ben aerato.

Al termine dell'essiccamento si può provvedere ad una iniziale riduzione in pezzi di 10-15 cm. Per fare tale operazione è necessario munirsi di guanti, per evitare le punture che la pianta spinosissima può provocare. La pianta così preparata viene conservata in sacchetti di carta.

Il cardo santo va rinnovato tutti gli anni,

Non essendo pianta molto comune, è necessario provvedere alla coltivazione, che può essere fatta anche in vasi o cassette. Per la riproduzione della pianta è necessario partire da seme, trattandosi di pianta annuale.

Il cardo santo preferisce terreni silicei profondi. La semina può essere fatta direttamente nel terreno di coltura, oppure in semenzaio. Si semina all'inizio della primavera in entrambi i casi e si opera l'eventuale trapianto dopo 30-40 giorni dalla germinazione. La densità massima che si può raggiungere nella coltivazione di cardo santo è di otto piante .per metro quadrato.

È una pianta a sviluppo molto rapido; riesce perciò a sopraffare le malerbe. È utile operare una concimazione bilanciata prima'di iniziare l'impianto, o ad attecchimento avvenuto.

La pianta non necessita di frequenti irrigazioni. Solo nella stagione estiva si può irrorare una volta ogni quindici giorni.

CAMOMILLA ROMANA - Anthemis Nobilis L. - Asteraceae


Descrizione: erba perenne alta cm. 15-25; foglie alterne bipennate partite; fiori in capolini, l'interno è di colore giallo-bianco, all'esterno le linguette sono di colore bianco.

Habitat: coltivata in Italia.

Droga: capolini, raccolti in estate.

Principi Attivi: acidi e alcali sotto forma di esteri, angelico, tiglico, isobutirrico, terpenico, azulene, inosite, colina, zuccheri.

Proprietà: (uso interno) amaro, stomachico, antispasmodico, sedativo, aromatico, antinevralgico, emme-nagogo, antidiarroico.

Proprietà: (uso esterno) : contro le infiammazioni della pelle, degli occhi, della gola (azione dell'azulene).

Pianta della famiglia delle Compositae (o Asteraceae secondo le più moderne classificazioni), distribuita nell'Europa occidentale e coltivata nell'Europa centrale e settentrionale, specialmente in Francia e nel Belgio.

Generalità

La camomilla romana è una pianta erbacea a rizoma perenne, da cui si originano fusti aerei corti sterili e altri fioriferi, che possono raggiungere un'altezza di 50 cm (normalmente però non arrivano che a 30).

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La pianta ha l'aspetto di un piccolo cespuglio, coi rami che prima seguono l'andamento del terreno poi diventano ascendenti e possono emettere radici ai nodi. Tutta la pianta si presenta ricoperta di peli, e questa caratteristica pubescenza le da un colore verde argenteo.

Le foglie sono disposte in maniera alterna sul fusto e sono tutte sessili: sono foglie composte, formate da lacinie sottili e mucronate all'apice.

I fiori sono raccolti in capolini che raggiungono un diametro di 2-3 cm; sono portati da lunghi peduncoli. Nella forma spontanea i fiori del raggio hanno una linguetta bianca lunga quasi 1 cm, mentre i fiori della parte centrale (i cosiddetti fiori del disco) sono di colore giallo. Nelle piante coltivate praticamente tutti i fiori sono ligu-lati, anche quelli del disco.

I frutti sono degli acheni di colore grigiastro, lunghi circa 1 mm e di forma allungata, sottile.

Per gli scopi terapeutici si usano tutti i capolini.

Impiego terapeutico

La camomilla romana non era nota ai popoli antichi, e neppure durante il Medio Evo comparvero descrizioni che la riguardassero. Solo durante il Rinascimento si descrisse questa pianta secondo le indicazioni terapeutiche che ancora oggi sono valide. La camomilla romana è un tonico amaro e aromatico; è inoltre stomachica, stimolante, antispasmodica, febbrifuga, emmenagoga, vermifuga e cicatrizzante.

Per le sue proprietà stomachiche e antispasmodiche la camomilla romana è utilizzata per calmare i dolori nervosi, i crampi dello stomaco, le coliche gastrointestinali e gli spasmi in genere.

" La sua attività si esplica pure sulla muscolatura liscia dell'apparato respiratorio: è quindi utile per la terapia di spasmi bronchiali conseguenti a bronchite anche di tipo asmatiforme.

Va segnalata ancora la sua azione nelle nevralgie soprattutto facciali e nelle emicranie, nei mal di testa e nei dolori in genere della colonna vertebrale, soprattutto lombare.

La sua attività febbrifuga è utile in diversi tipi di febbri: dalle intermittenti a quelle conseguenti a malattie da raffreddamento.

Le sue proprietà emmenagoghe servono per regolarizzare il ciclo mestruale e nei casi di amenorrea o dismenorrea.

La camomilla è inoltre un vermifugo attivo, sia sugli ascaridi che sugli ossiuri.

Per le sue proprietà stimolanti e allo stesso tempo calmanti, la camomilla romana è utilizzata esternamente per lavaggi o per lozioni o anche per bagni.

È inoltre per le sue proprietà antiinfiammatorie parti-colarmente utile nella terapia delle congiuntiviti,

I principi attivi della camomilla romana sono: un olio essenziale contenente una sostanza azulenica. l'apigenina. sostanze amaricanti. L'olio essenziale della camomilla romana è più aromatico dell'olio della camomilla e ha una maggiore attività, il che dipende dal più elevato contenuto in principi attivi.

La camomilla romana è utilizzata più della camomilla nell'industria liquoristica, per la preparazione del vermouth e di liquori.

preparazioni

Uso interno: si utilizzano l'infuso e la tintura alcooli-ca.

L'infuso si prepara con 10-20 g di capolini di camomilla romana per litro di acqua bollente. Si lascia a macero per 5 minuti e poi si filtra. Si prende l'infuso di camomilla romana alla dose di 2-3 tazze al giorno nelle difficoltà digestive, per calmare gli spasmi addominali o nelle mestruazioni difficili.

La camomilla romana, come la camomilla normale, è molto utilizzata per conciliare il sonno ed eliminare l'eccitazione nervosa.

La tintura si prepara con 200-300 g di capolini secchi per litro di alcool a 30°. Si lascia a macero per una settimana. Si filtra, si lascia riposare per 10-15 giorni. La tintura si utilizza alla dose di 1-2 cucchiaini nelle stesse indicazioni dell'infuso.

Uso esterno:^ si utilizzano il decotto e la tintura oleosa.

Il decotto si prepara con 50-60 g di capolini secchi di camomilla romana per litro d'acqua, si lascia bollire per 10-15 minuti e si filtra a temperatura ambiente.

Il decotto così preparato serve per fare sciacqui o gargarismi o per preparare compresse inbevute nelle infiammazioni della cute e delle mucose, sia della bocca che della gola.

La tintura oleosa si prepara con 50 g di capolini secchi di camomilla romana per litro di olio di semi o di oliva. Si lascia macerare per 20 giorni e si filtra su tela. La tintura oleosa viene utilizzata per frizioni, per attenuare i dolori di tipo nevralgico o nei reumatismi. Serve anche per la preparazione di compresse imbevute, da applicare sulle parti interessate da dolori di tipo reumatico.

Uso cosmetico: come per la camomilla si utilizza il decotto, preparato con 200 g di capolini di camomilla romana per litro di acqua. Dopo filtrazione si utilizza il decotto per fare degli sciacqui ai capelli, dopo averli lavati, per schiarirli.

I bagni di camomilla romana hanno proprietà decongestionanti sulle pelli arrossate. Il bagno si prepara con una mandata di fiori di camomilla. Si attende 5-10 minuti prima di immergersi. Per evitare che i fiori si disperdano nell'acqua, la camomilla viene raccolta in un sacchetto di tela, che è opportuno agitare di tanto in tanto per facilitare l'estrazione.

I bagni di camomilla hanno proprietà decongestionanti e sono particolarmente indicati per le pelli arrossate.

Con la camomilla si prepara anche un olio, come abbiamo detto, per uso esterno, che ha proprietà decongestionanti e lenitive ed è in grado di ammorbidire la pelle.

Raccolta e conservazione

La camomilla romana va raccolta con un pettine, alla fioritura, che si ha, secondo il tipo di coltura, tra giugno e luglio. La raccolta va effettuata quando la rugiada è asciugata e in giornate non piovose. È opportuno, per preparare i fiori di camomilla nel migliore dei modi, provvedere alla raccolta nelle prime ore della mattina oppure alla sera dopo il tramonto; così facendo si evita la caduta dei fiori durante l'essiccamento.

I capolini di camomilla romana vanno posti ad essiccare all'ombra su larghi setacci a maglie fini, in modo da separare l'eventuale polvere o altri corpuscoli dai capolini. Si deve rimuovere frequentemente per facilitare l'essiccamento. La camomilla romana si conserva in sacchetti di carta chiusi, meglio ancora in vasi di vetro scuro. In quest'ultimo caso si deve però prestare attenzione affinchè non si formino muffe o fenomeni fermentativi durante i primi giorni della conservazione in recipiente chiuso.

La camomilla romana va rinnovata tutti gli anni.

La camomilla romana esige per la coltivazione terreno leggero, fresco, fertile, e periodiche irrigazioni durante la stagione calda. Si moltiplica per mezzo di giovani rami che vengono posti a dimora in autunno: nella primavera successiva i rami posti a dimora emettono radici, e forniscono fusti sterili e fertili già nel primo anno di coltivazione. Le piante vanno disposte in file alla distanza di 20 cm, disponendo nella stessa fila una pianta dall'altra alla distanza di 15-20 cm.

La coltivazione dura parecchi anni e la produzione del secondo anno di coltivazione è maggiore che nel primo anno; dal terzo anno si nota però una riduzione, che diventa sensibile dopo cinque anni

CAMOMILLA Matricaria Chamomilla L. - Asteraceae


Nome latino: Matricaria recutita L.

Famiglia: Compositae

Ordine: Asterales

Descrizione: erba annua, spontanea, con odore aromatico; fusto alto fino a cm. 20-40 ramificato di colore verde cupo; foglie bipennatosette; fiori in capolini di colore giallo internamente, all'esterno vi sono linguette bianche che si abbassano a maturazione.

Habitat: molto comune in tutta Italia.

Droga: capolini, raccolti da maggio ad agosto.

Principi Attivi: molto olio essenziale di azulene, acido angelico, anetolo, camomillolo, vitamina C, fosforo.

Proprietà: (uso interno) antispasmodico, digestivo, sedativo, anticolitico, antinfluenzale, emmenagogo, antidiarroico.Proprietà: (uso esterno) contro le infiammazioni della pelle, degli occhi, della gola (azione dell'azulene).

altri nomi amareggiola, matricaria

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come si presenta pianta erbacea annuale, con fusto eretto sottile, alto 30-40 cm, portante delle infiorescenze a capolino, globoso, di color giallo e intensamente profumato. Le foglie sono alterne, filiformi, sottili e glabre.

dove si trova cresce spontanea ovunque sia in pianura, sia in collina, lungo le strade, nei campi, nei luoghi incolti aridi e soleggiati.

quando si raccoglie fiorisce da maggio a ottobre. Per uso medicamentoso si utilizzano i fiori che vanno raccolti in piena fioritura e successivamente fatti seccare.

quali azioni esercita antispasmodiche, emmenagoghe, tonico-digestive, sudorifere, tranquillanti.

In caso di mal di testa si consiglia il tè. Bollire per alcuni minuti in 150 g di acqua I cucchiaio di -fiori secchi sbriciolati; lasciare per qualche minuto in infusione e colare. Dosi: tutto, bollente, con o senza, zucchero poco prima di coricarsi. in caso di Insonnia si consiglia la tintura vinosa, Macerare per 15 giorni in 1 I di vino bianco secco a 16°-18°, 80-100 g di fiori secchi sminuzzati; filtrare accuratamente, spremere e travasare in bottiglia, Dosi: 1 bicchierino prima di coricarsi.

Parti della pianta utilizzate: capolini.

Componenti principali: O.E. 0,5-1,5% (con bisabololo, camazulene, ecc.).; flavonoidi (con proazulene apigenine); cumarine; acidi fenolici; amine; polisaccaridi.

Titolo F.U. IX ed.: deve contenere non meno di 4 ml/Kg di essenza .

Effetti dimostrati: antiflogistico; batteriostatico e fungicida; antiulcera; spasmolitico; sedativo; detossicante ed eutrofizzante intestinale; cicatrizzante; dermostimolante.

Indicazioni: infiammazioni e spasmi del tratto gastrointestinale e dell'apparato respiratorio; disturbi del sonno; riduzione della flora intestinale; dolori pelvici.

Principali preparazioni: infuso; E.S.; E.F.; T.I.; O.E.; pomate e soluzioni lenitive.

Dosi consigliate: infuso al 3-10%; E.S. 0,25-0,50 g/die; E.F. 1-2,5 g/die; T.I. 5-10 g/die; O.E. 4-9 gtt/die; pomate al 5-10 % di E.F.; collirio al 3%.

Controindicazioni: ipersensibilità individuale alle compositae. L'olio essenziale è controindicato in gravidanza e nei bambini.

Tossicità: non tossica alle dosi consigliate.

Effetti collaterali: reazioni allergiche in soggetti sensibili.

Sintomi da sovradosaggio: nausea ed insonnia.

Pianta erbacea della famiglia delle Compositae (o Asteraceae, secondo le più moderne classificazioni), distribuita in Europa e Asia. In Italia è specie comune dal piano alla zona submontana, negli incolti come nelle coltivazioni in pieno campo, specie di frumento.

Generalità

Specie annuale alta fino a 50 cm o più, a portamento eretto o ascendente; presenta fusti ramificati fin dal basso che terminano in infiorescenze composte.

Le foglie sono bipennatosette a lacinie sottilissime, brevi e affusolate. I fiori sono disposti in infiorescenze a capolino, con fiori radiali ligulati e fiori del disco centrale ,

tubolosi. Le ligule sono di color bianco lucente, il che contrasta con il color giallo acceso dei fiori interni. I capolini costituiscono dei corimbi lassi.

I frutti sono degli acheni molto piccoli di color bruno chiaro.

Per scopi terapeutici si utilizzano i capolini fioriti o anche i singoli fiori, ottenuti per setacciatura delle infiorescenze.

Impiego terapeutico

La camomilla è stata certamente utilizzata per scopi terapeutici dagli antichi Greci e Romani, ma spesso è stata confusa con altre specie vicine con proprietà simili, o usata insieme. Tale confusione continuò anche nel Medio Evo, ma nel Rinascimento si pose finalmente ordine nelle classificazioni e si delinearono i profili terapeutici di questa pianta, nota a tutti e da tutti utilizzata almeno per infusi o tisane.

La camomilla ha proprietà diuretiche e sudorifere, sto-machiche, aperitive, digestive, colagoghe, febbrifughe, emmenagoghe, cicatrizzanti, antisettiche e calmanti.

Per queste proprietà la camomilla trova utile impiego nella terapia di numerose malattie funzionali ed organiche. Nei soggetti nervosi agisce come calmante e concilia il sonno. Riduce gli spasmi viscerali e gastrici, le convul-

sioni, la dismenorrea, la metrorragia, l'isterismo. Come antispasmogeno agisce non solo a livello gastroenterico ma anche sulla muscolatura liscia in generale, sull'utero e sulla vescica. Calma i dolori di testa, le nevralgie e il mal di denti.

Esternamente viene utilmente impiegata per guarire piaghe e processi ulcerativi, le infiammazioni degli arti inferiori, degli'occhi, della bocca, della gola e delle gengive, ed anche le emorroidi e le fistole anali.

Come disinfettante si utilizza dopo le estrazioni dei denti e nei processi foruncolosi, nelle scottature, nelle piaghe.

I principi attivi della camomilla sono: olio essenziale contenente camazulene, sostanze amare e apigenina, oltre a sali organici.

Preparazioni

Uso interno: si usano l'infuso e la tintura alcoolica.

L'infuso si prepara con 40 g per litro di acqua bollente. Si lascia riposare per 5 minuti. Va bevuto zuccherato o con del miele, più volte al giorno, a tazzine o a tazze, per attivare la digestione, calmare i dolori mestruali e intesti-nali, conciliare il sonno.

La tintura si prepara con 200 g di capolini di camomilla per litro di alcool a 50°. Si lascia a macero per una settimana, poi si filtra. Si aggiunge zucchero in sciroppo quanto basta. Si prende alla dose di un cucchiaino o due dopo i pasti, prima di andare a letto.

Uso esterno: si usa il decotto.

II decotto si prepara con 100-150 g di camomilla per litro di acqua. Si lascia bollire per 20 minuti, poi si raffredda a temperatura ambiente e si filtra. Il decotto serve per sciacqui o bagni o per preparare compresse imbevute da tenere sulle parti infiammate della cute, nonché per le flogosi delle mucose o nei processi infiammatori della gola.

Uso cosmetico: si utilizza il decotto preparato con 200 g di camomilla per litro di acqua per schiarire i capelli. I capelli vanno sciacquati dopo lo shampoo con il decotto dì camomilla, poi si fanno asciugare al sole.

I bagni di camomilla hanno proprietà decongestionanti sulle pelli arrossate. Si prepara il bagno con una manciata di fiori di camomilla. Bisogna aspettare 5 minuti prima di immergersi, per permettere una buona estrazione -dei principi attivi. Onde evitare che la camomilla si disperda nell'acqua del bagno si può avvolgerla in una tela e legarla a sacchetto.

Con la camomilla si prepara anche un olio, con 200 g di fiori per un litro di olio di semi. Si lascia a macero per qualche giorno e si filtra. L'olio di camomilla è decongestionante e lenitivo e ammorbidisce la pelle.

Raccolta e conservazione

La camomilla va raccolta con un pettine alla fioritura, nel mese di maggio-giugno. Si deve lasciare asciugare la rugiada e raccoglierla prima che il sole sia troppo alto. Si tenga presente che la camomilla raccolta al pomeriggio perde i fiori durante l'essiccamento; si può comunque continuare nella raccolta alla sera, quando il sok è tramontato. La camomilla va posta ad essiccare all'ombra, su

larghi setacci a maglie fini, in modo da separare i singoli fiori che si staccano.

Si può anche preparare la camomilla setacciata, cioè composta dei singoli fiori, staccandoli l'uno dall'altro col setaccio, mediante sfregamento e una leggera pressione. La camomilla setacciata è però meno pregiata della camomilla cosiddetta «bottonata» (capolini interi), perché quando i singoli fiori sono separati, le ghiandole esposte all'aria resinificano e si modifica così la composizione dell'olio essenziale. A questo proposito va detto che le ghiandole oleifere sono distribuite su tutta la superficie esterna dei singoli fiori. La camomilla setacciata va dunque utilizzata il più presto possibile.

La camomilla si conserva in sacchetti di carta o in vasi di vetro scuro. Si deve rinnovare tutti gli anni.

Coltivare la camomilla è assai facile, basta utilizzare qualche capolino dell'anno precedente per avere numerosissime piante.

La camomilla viene bene in qualsiasi tipo di terreno e non ha bisogno di nessuna cura particolare.

È però una pianta infestante, difficilmente eliminabile dai terreni di coltivazione.

Camepizio - Ajuga chamaepitys (L) Schreb.

Pianta della famìglia delle Labiatae. o secondo le più moderne classificazioni, delle Lamiaceae, distribuita in Europa, Asia occidentale, Africa settentrionale. In Italia è comune soprattutto nei ampi di pianura e di collina; non arriva mai alla zona montana e alpina.

Generalità

Specie annuale o raramente biennale, che all'aspetto ricorda in miniatura il rosmarino e forma dei piccoli cespugli alti non più di 15 cm, con fusti a portamento eretto o ascendente. Le foglie basali sono allargate e intere e alla loro ascella si dipartono i rami, semplici. Le foglie dei rami sono divise in tre segmenti lineari allungati. All'ascella delle foglie si trovano i fiori, in numero di uno o due. sessili, con calice a cinque denti e corolla bilabiata, a labbro superiore ridotto o nullo. La corolla è di coler giallo.

I frutti sono dei tetracheni, avvolti dal calice persistente: ciascun achenio. lungo circa 2 mm e di color grigiastro, è munito di creste trasversali più scure.

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Per l'uso terapeutico si utilizza tutta la parte aerea della pianta.

Impiego terapeutico

Pianta utilizzata fin dai tempi antichi, sotto il nome di «cipresso dei campi», come diuretico, tonico, diaforetico.antiartntico, antireumatico, cicatrizzante e emmenagogo. ha subito alterne vicende lungo i tempi: ora venne ritenuta essenziale per la terapia di diverse malattie, ora fu completamente dimenticata o peggio ritenuta inattiva.

Il camepizio ha senz'altro proprietà diuretiche e depurative, che favoriscono l'eliminazione attraverso l'emun-torio renale delle scorie azotate, tra cui principalmente gli acidi urici.

Come depurativo il camepizio serve a favorire la digestione ma anche per attivare la funzione epatica, risolvendo le stasi di bile e aumentando la secrezione biliare.

Degna di nota è la sua azione sulla contrazione uterina, dimostrata recentemente e che giustifica l'impiego di questa pianta come regolatore del flusso e del ciclo mestruale.

I principi attivi del camepizio sono: resine, sostanze amare, tannini, sali di acidi organici ed inorganici.

Uso interno: si utilizzano l'infuso e la tintura alcooli-ca.

L'infuso si prepara con 30-40 g di parte aerea della pianta secca per litro di acqua bollente. Si lascia a riposo per 5-10 minuti, quindi si filtra. Si prende a tazze: 2-3 al giorno come diuretico e depurativo.

Si può utilizzare anche come regolatore dei flussi mestruali, ma in questo caso va preso per tre giorni prima del presunto inizio delle mestruazioni. Nelle dismenorree si prende appena iniziato il ciclo mestruale.

La tintura si prepara con 200 g di camepizio secco per litro di alcool a 50°. Si lascia a macero per una settimana, indi si filtra e si lascia riposare per una decina di giorni. Si somministra alla dose di 40 gocce al giorno in due volte, secondo le indicazioni descritte per l'infuso.

Uso esterno: si utilizza il decotto, preparato con 50-100 g di camepizio per litro di acqua. Si lascia bollire per 10 minuti, poi si filtra a freddo. Il decotto serve per lavaggi o per preparare compresse sulle pelli lese o ulcerate. E utile ripetere il trattamento, specie nelle ferite profonde, 2-3 volte al giorno.

Raccolta e conservazione

II camepizio si raccoglie al momento della fioritura (tempo balsamico ottimale) da maggio a luglio in giornate asciutte, quando la rugiada è scomparsa. Si recide con una forbice la pianta appena sopra la radice. È inutile prestare attenzione alla parte radicale, perché trattandosi di pianta generalmente annuale, dopo la fruttificazione va incontro a morte.

Per l'essiccamento si dispone la parte aerea della pianta su graticciati, all'ombra, in locali ben aerati. La pianta secca va conservata in sacchetti di carta o di-tela, e va rinnovata ogni anno.

La coltivazione di questa piccola pianta è facile, sia in terreno aperto sia in vaso o cassetta. Qualsiasi tipo' di terreno è idoneo al suo sviluppo. Si semina all'inizio della primavera direttamente a dimora, in file distanti 15 cm. Si opera un diradamento quando le piantine hanno raggiunto l'altezza Ji 3-4 cm, lasciando sulla fila una pianta ogni 7-8 cm.

Concimazioni azotate e periodiche irrigazioni perméttono uno sviluppo migliore della pianta.

CAMEDRIO - Teucrium Chamaedrys L. - Lamiaceae

Descrizione: erba perenne; fusti quadrangolari da prima striscianti e poi ritti, di cm. 10-20 circa ramificati; foglie opposte ovali lanceolate dentate, di colore verde lucente; fiori all'ascella della foglia raccolti in grappoli terminali di colore rosa porpora.

Habitat: dal piano ai monti in terreni sassosi, erbosi, freschi, soleggiati.

Droga: sommità fiorite, raccolte da fine maggio a fine agosto.

Principi Attivi: olio essenziale e resina di teucrina; scutellaria, colina, tannino. L'olio essenziale contiene: pinene, canfene, borneolo, aldeide isovalerianica, betacariofillene.

Proprietà: (uso interno) eccitante, sudorifero, amaro tonico; il tipo Folio e Canutola rinforza la memoria e le facoltà intellettuali.

Varietà della specie: T. Flavum, T. Marum, T. Polium, T. Scordium,. T. Montanum, T. Siculus,

Pianta della famiglia delle Labiatae (o Lamiaceae, secondo le più moderne classificazioni), distribuita nei Paesi mediterranei.

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In Italia si trova dal piano alle zone submontane e montane, in luoghi asdutti, lungo le scarpate.

Generalità

Specie suffruticosa alta fino a 20 cm o poco più, con rizoma perenne strisciante e ramificato, porta numerosi fusti eretti o ascendenti. Le foglie di color verde cupo, più o meno lucide nella pagina superiore, sono di forma ovale con base cuneata: picciolate le inferiori, le superiori invece subsessili o sessili. Il loro margine è sempre doppia-' mente crenato.

I fiori sono raccolti in lunghi spicastri e sono rivolti tutti da un lato. I singoli fiori sono disposti a 2-3, o anche a 5-6, all'ascella delle foghe trasformate in brattee.

II calice ha cinque denti acuti e la corolla è bilabiata, ma con labbro superiore ridottissimo, quasi inesistente. Il colore della corolla è variabilissimo e va dal rosso scuro al rosa, ma arriva anche al bianco, con tutte le gradazioni intermedie di colore.

Dove cresce compatto, il camedrio crea veri e propri tappeti di color roseo, per il gran numero di fiori che si aprono contemporaneamente. La pianta è ricoperta da folti peli presso la radice, si fa meno pelosa alla sommità.

Per la forma delle foghe il camedrio viene chiamato anche querelalo: in piccolo la foglia ricorda infatti quella della quercia.

Impiego terapeutico

II camedrio fu ben noto agli antichi Greci e Romani; viene descritto infatti da Teofrasto, Dioscoride, Galeno e Plinio. A quei tempi era utilizzato come diuretico, em-menagogo e cicatrizzante. Si scoprirono poi le sue proprietà digestive e bechiche, ma un accenno ad esse già si trova nei testi di Plinio. Mattioli descrisse il camedrio come un efficace febbrifugo, utile nelle cefalee di origine nervosa, nelle nevrastenie e nell'epilessia. Successivamente lo si utilizzò anche come colagogo e vermifugo.

Oggi si attribuiscono al camedrio le seguenti proprietà, molte delle quali sperimentalmente e rigorosamente controllate: stimolante, tonica, stomachica, diuretica, febbri-fuga, vermifuga, antisettica. Per queste proprietà trova utile applicazione sia per l'apparato gastroenterico (difficoltà digestive, mancanza di appetito, disfunzioni gastri-che di vario genere), sia per l'apparato urogenitale (cistiti, uretriti, difficoltà di minzione), nonché nelle malattie funzionali: gotta, idropisia.

Cura inoltre le affezioni dell'apparato respiratorio: bronchite, tosse, catarro. È efficace anche neUe diarree e

Per le sue proprietà antìsettiche lo si utilizza esternamente come disinfettante di ferite e di piaghe e trova impiego anche nelle infiammazioni degli occhi e negli scoli mucosi del naso.

I principi attivi del camedrio sono: sostanze amare, olii essenziali, addo ursolico, saponosidi e forse flavonoidi.

Preparazioni

Uso interno: si utilizzano l'infuso e la tintura alcooli-ca.

L'infuso si prepara con 30-60 g di sommità fiorite di camedrio ridotto in polvere grossolana per litro di acqua bollente. Si lascia riposare per 5 minuti. Si prende a taz-zine dopo i pasti per regolare le funzioni gastro-intestinali e come digestivo.

La tintura alcoolica si prepara con 200 g di sommità fiorite secche in un litro di alcool a 70°. Si lascia a macero per una settimana. Si filtra, poi si lascia riposare per un mese. Si prende a gocce: 20 su una zolletta di zucchero dopo i pasti.

Uso esterno: si utilizza il decotto preparato con 50-60 g di sommità fiorite per litro di acqua. Si lascia bollire per 10 minuti, si filtra a freddo. Si utilizza il decotto per

fare sciacqui o per preparare impacchi sulle parti infiammate o lese.

Raccolta e conservazione

Le sommità fiorite del camedrio si raccolgono al momento della fioritura (tempo balsamico), che va da maggio a luglio secondo le altitudini. Si tagliano i rami terminali con una forbice, cercando di non danneggiare le radici e il rizoma. Si devono raccogliere in giornate asciutte, senza rugiada. Si distendono in strato sottile su graticciati all'ombra, in locali ben arieggiati. Si conservano in sacchetti di tela o di carta.

Il camedrio va rinnovato ogni anno.

La coltivazione del camedrio non presenta particolari difficoltà, perché-si sviluppa bene su qualsiasi tipo di terreno. Si può partire dal seme oppure trapiantare piante selvatiche. dopo averne asportato il rizoma. La coltivazione in terreno da sempre migliori risultati, ma si possono ottenere piante ben sviluppate anche in cassette.

Il camedrio non richiede irrigazioni artificiali, almeno non in terreno. Le frequenti innaffiature ridurrebbero difatti le sue proprietà amaro-toniche.

Il camedrio viene utilizzato su vasta scala anche in liquoreria, dove è costituente primario di amari e tonici.

Caglio Galium verum L

Pianta della famiglia delle Rubiaceae, distribuita in Europa e Asia occidentale. In Italia è comune dal piano alla zona montana, nei prati, lungo i margini delle strade e accanto alle siepi.

Generalità

È specie erbacea perenne a rizoma stolonifero, sotterraneo. Dal rizoma si dipartono in primavera numerosi fusti alti fino a un metro (ma normalmente di 40-50 cm). eretti o ascendenti. Le foglie, piccole, sono numerose per ciascun nodo del caule, dove trovano inserimento e hanno una forma .stretta e lineare. I fiori piccoli, con corolla composta da quattro petali, sono disposti in una infiorescenza a pannocchia densa. Sono

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odorosi da freschi, ma con l'essiccamento diventano meno gradevoli. Tutta la pianta essiccando cambia colore diventando bruno-nerastra. Per uso terapeutico si utilizza la parte aerea della pianta a fiore.

Impiego terapeutico

Ben noto agli antichi Greci e Romani, il caglio è ampiamente descritto nei trattati di Galeno e Dioscoride, che attribuivano a questa pianta la proprietà di guarire le scottature e di arrestare la fuoruscita di sangue dalle ferite, oltre naturalmente alla proprietà di cagliare il latte, da cui il nome. Tale pianta non fu più utilizzata nel Medio Evo e non entrò mai nell'uso della medicina ufficiale, mentre continuarono le sue applicazioni in medicina popolare. Oggi si riconoscono al caglio proprietà calmanti, anti-spastiche, diuretiche, sudorifere e astringenti. Per queste proprietà viene utilizzato nei disturbi nervosi, nelle gastralgie di origine nervosa, nell'epilessia, e in genere come pianta ausiliaria di rimedi più energici. Per le sue proprietà antispastiche trova impiego nelle coliche gastriche e nei crampi di stomaco (non risolve però le coliche renali e le epatiche). Per le sue attività è utile agli idropici, ai gottosi e agli obesi. Esternamente si sfruttano le sue proprietà astringenti per le malattie della pelle e per le infiammazioni delle mucose. I principi attivi del caglio sono essenzialmente dei glicosidi e tannini. L'elevato contenuto in acidi organici conferisce a questa pianta la proprietà di far rapprendere o meglio cagliare il latte. Il caglio ha inoltre proprietà coloranti: in giallo i fiori, in rosso la radice.

Preparazioni

Uso interno: si utilizza l'infuso delle sommità fiorite come antispasmodico e sedativo.L'infuso si prepara con 20-30 g di caglio finemente macinato (ridotto a polvere) per litro di acqua bollente. Si lascia riposare per 10 minuti e si filtra. Si prendono 2-3 tazzine al giorno, normalmente una prima di coricarsi. Toglie i dolori viscerali e concilia il sonno.

Uso esterno: si utilizza il decotto, che viene preparato con 50-60 g di sommità fiorite finemente triturate, per litro di acqua. Si lascia bollire per 20 minuti a fuoco lento, mescolando di tanto in tanto. Il decotto, filtrato e raffreddato, serve per lavaggi di pelli infiammate o per preparare compresse imbevute. Si può utilizzare per uso esterno, invece del decotto, anche il succo ottenuto per spremitura dalla pianta fresca. Il succo così ottenuto va diluito due volte con acqua. Si usa per applicazioni cutanee in compresse.

Raccolta e conservazione

La pianta o meglio le sommità fiorite di caglio si devono raccogliere al momento della fioritura, che secondo le zone va da maggio a luglio. Si deve recidere la parte interessata della pianta con forbici affilate, cercando di non danneggiare l'apparato radicale. Si fa la raccolta in giornate asciutte, quando la rugiada è scomparsa. Si preparano piccoli mazzi di sommità, che verranno appesi legati a un filo teso in un locale ben aerato, fino a completo essiccamento. Non deve sorprendere il colore nerastro che la pianta assumerà con l'essiccamento, già dai primi giorni: non si deteriora ma subisce un processo fermentativo naturale. Anche se seccata artificialmente in stufa, annerisce. Il caglio si conserva in sacchetti di carta chiusi o in vasi di vetro. Va rinnovato tutti gli anni. Anche se il caglio è assai diffuso può tornar utile avere la pianta a portata di mano, soprattutto per il suo utilizzo da fresca. Si può partire da seme, ma la coltivazione da migliori risultati se si mettono a dimora dei rizomi presi da piante spontanee. Questi rizomi vanno interrati a 5 cm di profondità in terreno sciolto, perché possano svilupparsi presto e bene.

Il caglio non è esigente in fatto di concimazioni ed irrigazioni. Ci si può limitare a innaffiarlo durante l'estate, una volta alla settimana. Dopo la fruttificazione si deve lasciar morire la parte aerea della pianta e non forzare il rizoma con irrigazioni. Ci si può limitare a innaffiarlo durante l'estate, una volta alla settimana. Dopo la fruttificazione si deve lasciar morire la parte aerea della pianta e non forzare il rizoma con irrigazioni.

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Asaro Asarum europaeum L Asfodelo nAsphodelus albus Mili ASPARAGO ASPARAGO Asparagus officinalis Asperula Asperula odorata L. ASSENZIO MAGGIORE Artemisia Absinthium L - Asteraceae ASSENZIO MAGGIORE Artemisia Absinthium L - Asteraceae. ASSENZIO ROMANO - Artemisia Absinthium L - Asteraceae. autunno Avena Avena saliva L Ballotta Ballota nigra L BALSAMINTA BARBA DI BECCO BARDANA Arctium Lappa L – Asteraceae Basilico-Ocymum basilicum BELLADONNA Atropa Belladonna L. - Solanaceae BENZOINO - Styrax Benzoin Drya. - Styracaceae Betonica -Stachys officinalis (L) Trev BETULLA-Betula Alba L - Betulaceae BIANCOSPINO Crataegus Oxyacantha L. - Rosaceae Bistorta Polygonum bistorta Bocca di lupo-Melittis Melissophyllum L BOLDO-Peumus Boldus L - Monimiaceae BORRACINE - Borrago Officinalis L. - Borraginaceae BOSSO - Buxus sempervirens L. - Buxaceae bottega speziale BRIONIA - Bryonia Dioica Jacq. - Cucurbitaceae Bugula-Ajuga reptans L Caglio Galium verum L CALAMO AROMATICO - Acorus Calamus L. - Araceae CALENDULA - Calendula Officinalis L. - Asteraceae CAMEDRIO - Teucrium Chamaedrys L. - Lamiaceae Camepizio - Ajuga chamaepitys (L) Schreb CAMOMILLA Matricaria Chamomilla L. - Asteraceae CAMOMILLA ROMANA - Anthemis Nobilis L. - Asteraceae CANAPA INDIANA - Cànnabis Sativa L. 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GENZIANA MAGGIORE - Gentiana Lutea L. - Gentinaceae GENZIANELLA - Gentiana Acaulis L. - Genzianaceae Giaggiolo o iride - Iris pallida Lam. e Iris germanica L Giglio bianco - Lilium candidimi L. GIN SENG - Panax Ginseng Meyer. - Araliaceae. GINEPRO - Juniperus Communis L - Cupressaceae Ginestra dei carbonai - Sarothatnnus scoparius Koch. GINESTRINO - Lotus Corniculatus L - Leguminoseae GINKGO BILOBA Girasole Helianthus annuus L. Giuggiolo Tiiiphus jujuba Miller giugno GIUSQUIAMO - Hyoscyamus Niger L. - Solanaceae Gramigne Agropyrum repens P. e Cynodon dactylon (L)Pers Granoturco o mais Zea mays GRINDELIA Nome latino: Grindelia robusta Nuttal guarana' HARPAGO - Harpagophytum Procumbes L - Pedalaceae i Babilonesi e gli Ebrei IPERICO - Hipericum Perforatum L - Ipericaceae IPPOCASTANO Ippocrate ISSOPO - Hyssopus Offìcinalis L - Lamiaceae L'erboristeria araba L'erboristeria del Rinascimento L'erboristeria della preistoria L'erboristeria in Italia nel 900 L'ERBORISTERIA NEI SECOLI L'erboristeria nel 1600 e piante dì oltre oceano L'erboristerìa nel 1700 L'erboristeria nel 1800 L'erboristerìa nell'antica Grecia L'erboristeria nell'antica India L'erboristeria nell'antico Egitto L'erboristerìa presso i Fenici L'erboristeria presso i Romani Lampone Lappola Larice Lattuga Lauroceraso LAVANDA - Lavandaia Spica L. - Lamiaceae lazzeruòlo LE CIVILTA' E L'ERBORISTERIA Le origini dell'erborista in Cina LENTISCO - Pistacia Lentiscus L. - Anacardiaceae levìstico LICHENE ISLANDICO - Cetraria Islandica L - Parmeliaceae Licopodio LIMONE - Citrus Limonum Risso - Rutaceae Linaria Lingua cervina o Scolopendrio LINO - Linun Usitatissimum L - Linaceae LIQUIRIZIA - Glycyrrhiza Glabra I. - Leguminoseae luglio LUPINO - Lupinus Albus L - Leguminoseae LUPPOLO maggio MAMELIDE Nome latino: Hamamelis virginiae L Maometto MEDICI E FILOSOFI Mesuè Nel mondo contemporaneo novembre ottobre Paracelso ed i suoi seguaci PIANTE MEDICINALI E AROMATICHE Plinio "II vecchio" primavera Rhazes Ricettali RTIGLIO DEL DIAVOLO Nome latino: Harpagophytum procumbens D.C Teofrasto Trattati dedicati alle erbe tutto l'anno